( Intervento del presidente Riccardo Sorrentino al consiglio del 23 giugno 2026. Alcuni consiglieri hanno chiesto una verifica dell’assetto organizzativo e istituzionale dell’Ente. L’intervento ricostruisce la linea seguita dalla presidenza e pone il tema del confronto politico sul futuro dell’Ordine.. Pubblicheremo, appena disponibili, i contributi degli altri consiglieri )
Sintesi Esecutiva: Il Bilancio di un Mandato Progettuale
La verifica politica in corso non può prescindere dalla realtà dei fatti. Tra la fine del 2021 e il 2026, la linea strategica della presidenza ha trasformato l'Ordine dei Giornalisti della Lombardia da mero ente burocratico-amministrativo a punto di riferimento dinamico per la professione, muovendosi su quattro pilastri fondamentali:
1. Innovazione e Nuovi Strumenti Professionali
• Struttura strategica: Nomina di un innovation manager dedicato per accompagnare la transizione tecnologica e l'impatto dell'Intelligenza Artificiale.
• I "Toolbox" permanenti: Creazione di guide operative e schede normative stabili nel tempo (Giustizia riparativa, Processo penale, Progetto carceri e, nel 2026, Data journalism).
• Evoluzione editoriale e culturale: Trasformazione di Tabloid in un progetto multimediale (Tabloid Project) e nascita nel 2024 della Fondazione Walter Tobagi per la ricerca applicata sulla professione.
• Winter School 2026: Lancio della scuola intensiva su crime e data journalism in collaborazione con Università Cattolica, Transcrime, Irpi e Tor Vergata.
2. Presenza Pubblica e Intervento di Frontiera
• Informazione Giudiziaria: Redazione del documento sulla corretta informazione dopo il decreto Cartabia, diventato punto di riferimento e discussione presso le Procure d'Italia e in sede nazionale.
• Scelte formative avanzate: Superamento del baratto burocratico dei crediti formativi attraverso l'introduzione dei "per-corsi" modulari a prezzi accessibili (inchiesta, bilanci, longform).
3. Tutela e Inclusione (Freelance e Giovani)
• Sportello di indirizzo giuridico: Potenziamento del gratuito patrocinio con un servizio di parere preventivo per tutelare i colleghi (specialmente freelance) da querele temerarie e SLAPP.
• Nuovo welfare e attrattività: Monitoraggio attivo di bandi, grant e fellowship internazionali, unito a progetti di supporto sulla salute mentale dei giornalisti indipendenti.
4. Solidità Finanziaria e Risorse Esterne
• Crescita patrimoniale: Il patrimonio netto dell'ente è passato dai 191 mila euro del 2021 ai 790 mila euro del bilancio 2025, recentemente approvato all'unanimità.
• Fundraising europeo: Attivati 375 mila euro potenziali di fondi europei (300 mila euro da Erasmus+ e 75 mila euro da Daphne) per finanziare l'alta formazione senza pesare sulle quote degli iscritti.
• Efficientamento interno: L'introduzione del nuovo sistema gestionale integrato e la futura interruzione del rapporto con l'Agenzia delle Entrate Riscossione genereranno un risparmio lordo stimato di 45 mila euro annui.
La sfida metodologica: Questa mole di lavoro risponde a una visione d'insieme. Chi propone una verifica politica ha il dovere istituzionale di chiarire, punto su punto, quale progetto alternativo intenda mettere in campo per il futuro della professione.
Ho grandi aspettative da questa discussione. Dopo poco più di un anno di consiliatura, ora che sembrano emergere anche sensibilità diverse, credo sia il momento di parlare dell’Ordine e del cuore della sua attività: il suo posizionamento strategico nei confronti degli iscritti e della società civile, in una fase in cui la professione giornalistica attraversa una crisi profonda di risorse, di riconoscimento pubblico e di fiducia.
Non intendo sottrarmi a una discussione sulla linea seguita. Anzi: proprio perché questa linea porta anche la mia responsabilità politica e istituzionale, ritengo necessario discuterla apertamente. Sarebbe ingenuo fingere che non vi sia, dietro alcune richieste, anche una questione di fiducia politica nella presidenza.
Occorre però distinguere livelli diversi di discussione.
Le sensibilità associative e sindacali fanno parte della storia della professione. Sono legittime. Una volta dentro un ente pubblico, però, non possono sostituire le responsabilità istituzionali né trasformare ogni decisione in una prosecuzione del confronto tra componenti. La natura pubblica dell’Ordine impone che un eventuale mutato equilibrio tra sensibilità o gruppi non si trasferisca automaticamente sull’ente, ma venga interpretato dentro le regole, le competenze e le responsabilità proprie dell’istituzione.
Allo stesso modo, le questioni personali non possono diventare il criterio di valutazione dell’ente. Possono esistere difficoltà, incomprensioni, divergenze di metodo, rapporti fiduciari più o meno intensi. Non è su questo terreno però che si decide la linea di un Ordine professionale.
Se qualcuno dovesse poi ritenere che vi siano elementi che mettano in discussione la correttezza operativa dell’ente – elementi che non mi risultano – il tema non può essere trattato come una sfiducia politica: deve essere portato nelle sedi e nelle forme previste, davanti agli organi competenti.
Una verifica politica è priva di effetti giuridici nell’ordinamento dell’ente. Può essere posta; ma non basta a se stessa. Non può limitarsi a una somma di episodi o di rilievi. Deve indicare, anche a grandi linee, una diversa direzione. Deve dire quale formazione immagina, quali servizi agli iscritti intende sviluppare, quale rapporto vuole costruire con freelance e giovani, quale ruolo attribuisce all’Ordine sui temi deontologici, quale modello organizzativo propone, quale uso delle risorse considera più giusto, quale presenza pubblica ritiene necessaria nella crisi del giornalismo.
Per questo considero il confronto utile, a condizione che sia collocato sul suo terreno proprio: non una verifica episodica, non una somma di contestazioni personali, non il trasferimento meccanico di equilibri associativi dentro un ente pubblico, ma una discussione esplicita sull’idea di Ordine che si vuole costruire.
La linea seguita finora può quindi essere discussa. Chi la mette in discussione deve però assumersi la responsabilità di indicare una linea alternativa. È questo, e non altro, il piano sul quale una discussione seria può svolgersi.
La linea seguita in questi anni nasce da una convinzione precisa: l’Ordine non può essere soltanto una struttura amministrativa, chiamata a gestire adempimenti, iscrizioni, quote e procedure. Naturalmente deve fare anche questo, e deve farlo bene. In un momento in cui la crisi economica strutturale riduce all’osso forza lavoro e retribuzioni, e l’intelligenza artificiale alimenta pericolose illusioni sulla sostituibilità del lavoro giornalistico, l’Ordine deve però diventare sempre di più un punto di riferimento professionale per i colleghi. Deve accompagnare la trasformazione della professione, aiutare gli iscritti a orientarsi, rafforzare competenze, strumenti, consapevolezza deontologica e capacità di difesa.
L’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha iniziato questa nuova fase alla fine del 2021 e l’ha proseguita in questa consiliatura. È stato un progetto unitario e di medio periodo, distribuito su due consiliature.
La direttiva principale riguarda il posizionamento strategico dell’Ordine verso gli iscritti e le difficoltà concrete che incontrano. L’idea è stata quella di fare dell’Ordine, sempre di più, un luogo capace di accompagnare la trasformazione della nostra professione. La nomina, nella persona di Francesco Gaeta, di una figura di innovation manager, in staff alla presidenza e a disposizione del Consiglio, con funzioni diverse dalla direzione amministrativa, è stata funzionale a questo obiettivo. Solo un’innovazione spinta poteva — e può — fare la differenza.
Il cuore di questa attività riguarda le funzioni del giornalista. Si è cercato di superare la formula giusta ma troppo vaga del “giornalismo di qualità” per andare verso un arricchimento concreto delle competenze dei singoli giornalisti. In questo senso l’attività formativa ha tentato di superare la continua tentazione di trasformare la formazione continua in un burocratico scambio tra crediti e tempo libero. I giornalisti sono chiamati oggi a svolgere un ruolo di traduttori culturali, e per farlo devono conoscere i diversi modi in cui la realtà può essere descritta, interpretata, verificata e raccontata.
In questo percorso si inserisce anche il rilancio di Tabloid, storica testata dell’Ordine. Dopo la ristrutturazione grafica e contenutistica, Tabloid è stato progressivamente trasformato in uno spazio di riflessione sull’evoluzione del giornalismo, aperto a contributi di esperti, studiosi e professionisti. Nel 2025 questo lavoro ha portato alla nascita di Tabloid Project, con l’obiettivo di trasformare la rivista in un progetto multimediale: articoli sul sito, newsletter periodica, possibile sviluppo di podcast e almeno una pubblicazione cartacea annuale.
Sono particolarmente orgoglioso anche dell’idea di dar vita ai toolbox, che tengono a disposizione dei colleghi, su tempi lunghi, il patrimonio formativo dell’Ordine. L’idea di fondo è semplice: un corso dura poche ore, mentre i materiali, le guide, le schede operative e gli strumenti devono restare disponibili nel tempo. La logica è offrire ai colleghi materiali chiari, consultabili, operativi, capaci di collegare metodo giornalistico, quadro normativo e profili deontologici. Alla giustizia riparativa è seguito il toolbox sul processo penale; il terzo riguarda il progetto carceri. Altri progetti sono in lavorazione, dalla deontologia alle questioni di genere. Nel 2026, grazie anche al progetto Daphne, questa linea sarà estesa al data journalism, con un toolbox dedicato all’uso dei dati nelle inchieste giornalistiche, alla ricerca di database, alle richieste di accesso agli atti, alla pulizia e interpretazione dei dati, alla sicurezza digitale e alla visualizzazione delle informazioni.
Questo sforzo si è trasformato anche in una diversa attività di Formazione. Il coordinamento tra l’attività dell’Ordine e l’attività della Formazione non è stato un dettaglio organizzativo, ma una necessità strategica. Si è passati dai corsi professionalizzanti, dedicati allo stato dell’arte dei diversi temi di attualità, ai corsi più strettamente metodologici, sui vari strumenti oggi a disposizione dei giornalisti, compresa evidentemente l’intelligenza artificiale. Alcuni temi di attualità sono stati affrontati sia in termini di conoscenze di background sia in termini di regole deontologiche applicabili. La corretta informazione giudiziaria, il nuovo Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, il data journalism, l’intelligenza artificiale, l’energia, la comunicazione scientifica, la violenza di genere, il giornalismo investigativo e il longform sono stati parte di questa linea.
Un passaggio importante è stato l’avvio dei per-corsi, cioè moduli formativi articolati in più incontri. Questa formula ha consentito di trattare temi complessi con maggiore profondità: bilanci di imprese, banche ed enti locali; giornalismo d’inchiesta; longform giornalistico; politica internazionale; giustizia e informazione; carcere; uso dei dati nel lavoro giornalistico. Anche la scelta di offrire a prezzi bassi iniziative che sul mercato hanno un valore decisamente più elevato rispondeva a una precisa idea: rendere accessibili strumenti professionali avanzati, non limitarsi a certificare presenze.
Tutto questo richiedeva anche un’immagine diversa dell’Ordine. La ristrutturazione dell’immagine coordinata ha permesso di definire il brand book e il restyling dei materiali online e offline: sito, profili social, newsletter, carta intestata, firme elettroniche, materiali istituzionali e strumenti di rappresentanza. Questo intervento ha reso più riconoscibile l’identità pubblica dell’Ordine e ha permesso di superare una comunicazione prevalentemente amministrativa. Il sito e i canali digitali sono stati progressivamente pensati non solo come spazi di servizio, ma come luoghi di informazione per gli iscritti, di orientamento professionale e di restituzione pubblica dell’attività dell’ente.
Un’altra direttiva essenziale riguarda la sostenibilità di questa trasformazione. L’Ordine è relativamente povero: i 100 euro di quota, invariati da molti anni, hanno oggi un valore reale, un potere d’acquisto, molto più basso rispetto al passato, senza contare l’offerta della Pec gratuita. In questo quadro, la conquista dei finanziamenti europei di Erasmus+ e Daphne ha permesso di ampliare l’attività di formazione anche all’estero e soprattutto di formare i formatori: i partecipanti assumono l’impegno di trasferire le conoscenze e le competenze acquisite ai colleghi nei corsi di formazione. Il fundraising europeo attivato vale complessivamente 375 mila euro potenziali: 300 mila euro da Erasmus+ e 75 mila da Daphne. Si tratta di un risultato importante perché sposta una parte dello sviluppo dell’Ordine su risorse esterne, rafforza la sua dimensione europea e consente di finanziare attività ad alto valore aggiunto senza incidere direttamente sulle quote degli iscritti.
Una prima ricaduta concreta del progetto Daphne sarà la Winter School su crime e data journalism, prevista per novembre 2026 e progettata con Università Cattolica, Transcrime, Irpi e il coinvolgimento tecnico di Tor Vergata come capofila del programma europeo. La scuola avrà una durata di quattro giornate, sarà rivolta a un gruppo selezionato di giornalisti e alternerà lezioni, laboratori, casi di studio ed esercitazioni su banche dati, analisi societarie, flussi finanziari, appalti, riciclaggio, sicurezza digitale e strumenti di data journalism applicati alle inchieste. L’obiettivo è costruire un percorso a doppio livello: una base comune di alfabetizzazione sui dati e una parte più avanzata, orientata alla progettazione di un’inchiesta concreta.
Allo stesso scopo è stata presentata, nel 2024, la Fondazione Walter Tobagi per la cultura giornalistica, evoluzione dell’Associazione Walter Tobagi, affidata dal 19 maggio 2025 alle cure di Rossella Verga. La Fondazione nasce come strumento per rafforzare la formazione continua, raccogliere contributi da soggetti esterni e sviluppare ricerca applicata sulla professione giornalistica. L’obiettivo è fare della Fondazione un luogo stabile di osservazione e studio dell’evoluzione del giornalismo in Italia, con la possibilità di produrre report annuali, ricerche verticali su intelligenza artificiale, organizzazione delle redazioni, questione di genere, deontologia, lavoro giornalistico e iniziative pubbliche di confronto. È anche uno strumento di sostenibilità: permette di sviluppare progetti senza gravare integralmente sulle quote associative e consente all’Ordine di presentarsi come interlocutore credibile verso enti finanziatori, università, fondazioni e istituzioni europee.
L’attività dell’Ordine non si limita alla cultura e alla formazione. Un tema fondamentale è stata l’applicazione del decreto Cartabia sulla presunzione di innocenza, che nei primi mesi ha congelato i flussi di informazione sui temi di cronaca nera e giudiziaria e ha fatto emergere la distanza strutturale tra la verità giornalistica e la verità processuale. Il documento sulla presunzione di innocenza e l’attività di sensibilizzazione presso le procure lombarde hanno portato a una lunga serie di colloqui e al Documento sulla corretta informazione giudiziaria, discusso su riviste scientifiche, in diverse Procure d’Italia e anche in sede nazionale. È un esempio del ruolo che l’Ordine può svolgere quando non si limita ad amministrare, ma prova a intervenire sui nodi reali della professione.
Nei limiti dell’attività dell’Ordine — che non è un sindacato — è stata rafforzata anche l’area di lavoro che riguarda la tutela dei colleghi di fronte ai rischi legali, in particolare le querele temerarie e le SLAPP. È stato consolidato lo sportello di indirizzo giuridico, che amplia il tradizionale servizio di gratuito patrocinio. Il servizio consente ai giornalisti di chiedere un parere preventivo su articoli, video, podcast o altri prodotti giornalistici, con l’obiettivo di ridurre il rischio di contestazioni, e di ricevere un primo orientamento in caso di contestazioni già avviate. Le questioni affrontate hanno riguardato l’uso corretto delle fonti, la tutela delle fonti, i profili di diffamazione, il rispetto della privacy, l’uso di immagini e materiali reperiti online, la raccolta di dati e interviste. È un servizio particolarmente importante per i freelance e per chi lavora fuori da grandi redazioni, dove normalmente esistono uffici legali o strutture editoriali di supporto.
Un punto centrale ha riguardato proprio il rapporto con i giovani giornalisti e con i freelance. L’Ordine aveva bisogno di diventare più attrattivo per una platea che spesso percepisce l’istituzione come distante, amministrativa o poco utile rispetto ai problemi concreti della professione. Per questo sono state avviate diverse iniziative: il monitoraggio di bandi, grant e fellowship, l’informazione su opportunità di finanziamento per giornalismo indipendente, inchieste, formazione internazionale e progetti editoriali; il sostegno a iniziative dedicate alla salute mentale dei giornalisti freelance; momenti formativi sulla condizione dei freelance, sui rischi di isolamento, sulle pressioni psicologiche, sulla precarietà economica e sulle possibili forme di intervento.
Sui temi deontologici sono allo studio possibilità di integrazione, nel quadro normativo vigente, di forme di mediazione e di giustizia riparativa negli illeciti che prevedono una vittima.
La nascita della Commissione Marketing, pubblicità e giornalisti, voluta e guidata da Rossella Verga, e quella dell’Osservatorio pari opportunità, voluta e guidata da Ester Castano segnano una presenza importante dell’Ordine su questi due temi fondamentali.
Anche la nuova organizzazione interna dell’Ordine va letta dentro questa linea. Non è stata una scelta ideologica, né l’applicazione astratta di un modello manageriale. È stata una scelta pragmatica, legata alle dimensioni dell’ente, alla scarsità relativa delle risorse e alla necessità di evitare compartimenti, duplicazioni e lentezza. Un’organizzazione più orizzontale consente maggiore flessibilità, migliore coordinamento tra gli uffici, riduzione dei passaggi inutili, integrazione delle competenze e maggiore attenzione ai processi che producono servizi per gli iscritti. È una struttura più adatta a un ente piccolo, con funzioni integrate, responsabilità riconoscibili e controllo politico-amministrativo del Consiglio. Si è inoltre formato progressivamente negli anni del Covid, attraverso l’esperienza concreta del lavoro a distanza e dell’adattamento organizzativo dell’ente.
A questo si è affiancato l’efficientamento dei processi interni. Dopo la digitalizzazione dei servizi di segreteria attraverso l’area riservata del sito, il lavoro si è concentrato sull’avvio di un nuovo sistema gestionale capace di integrare anagrafica, pagamenti, quote, controllo di gestione, acquisti, forniture, verbali, decisioni del Consiglio, attività del Consiglio di disciplina, dati e processi relativi alla formazione. L’obiettivo era duplice: migliorare il servizio agli iscritti e ridurre il carico operativo della struttura interna, diminuendo errori, duplicazioni e tempi di lavorazione. Il nuovo sistema di pagamento delle quote, una volta a regime, consentirà anche di interrompere il rapporto con l’Agenzia delle Entrate Riscossione, con un risparmio lordo stimato nell’ordine dei 45 mila euro annui.
Questa è, in sintesi, la linea seguita: un Ordine meno chiuso nella pura amministrazione; più presente nella vita professionale degli iscritti; più attento alla formazione avanzata; più capace di costruire strumenti permanenti; più vicino ai colleghi esposti; più aperto a reti qualificate; più autonomo nella ricerca di risorse; più riconoscibile pubblicamente; più efficiente nella propria struttura. E’ un lavoro che sarebbe bello poter continuare.
Tutto questo è avvenuto con attenzione alla compatibilità economico-finanziaria. La prima consiliatura da me presieduta ha ereditato un ente appena uscito da un’ampia operazione di risanamento dei conti. Il bilancio 2021 si era chiuso con un patrimonio riclassificato di 191 mila euro; il bilancio 2025 con un patrimonio di 790 mila euro, sul quale hanno inciso anche le spese elettorali. Il principale strumento strategico e consuntivo della vita dell’Ordine, il bilancio, è stato approvato poche settimane fa all’unanimità dal Consiglio e all’unanimità, con un astenuto, dall’assemblea degli iscritti. È una circostanza che non chiude ogni discussione, ma conferma la necessità di collocarla sul terreno corretto.
Questa linea – lo ripeto – può essere discussa. Non chiedo che venga accettata come inevitabile. Chiedo però che venga discussa per quello che è: una linea complessiva. La questione va posta apertamente: quale Ordine si propone al suo posto? Perché?
Quale formazione si immagina? Quali servizi agli iscritti si ritengono prioritari? Quale rapporto con i freelance, con i giovani, con i colleghi più esposti? Quale ruolo deve avere l’Ordine sui temi deontologici? Quale modello organizzativo? Quale uso delle risorse? Quale presenza pubblica nella crisi del giornalismo? Sono queste le domande alle quali occorre rispondere.
Naturalmente ogni singola scelta dell’Ordine può essere discussa e criticata. Una cosa è però discutere una scelta; altra cosa è mettere in discussione la linea complessiva della presidenza. In questo secondo caso, il confronto richiede una responsabilità maggiore: indicare quale diversa direzione si propone, e perché.
Per questo considero il confronto utile, anzi necessario, se serve a chiarire alternative. Lo considero invece sterile se produce soltanto un accumulo di critiche senza progetto. La discussione va riportata alla sua responsabilità istituzionale: non chi governa contro chi contesta, ma quale Ordine serve oggi alla professione giornalistica.
