«Oggi molte imprese, soprattutto straniere, hanno paura a investire nei giornali dell’opposizione perché temono di perdere il favore del Governo e i benefici che hanno ottenuto dall’aver investito in Ungheria»
di Elena Esposto

Questo articolo è parte di Tabloid Project, il magazine multimediale dell’OgL
Dopo giorni di nebbiolina sottile a Budapest il cielo è tornato azzurro. Il sole illumina i palazzi che si specchiano nel Danubio e il Toyota grigio di Miklós Mosolygó scivola nel traffico della capitale, mentre ci lasciamo alle spalle il centro e ci addentriamo nei quartieri periferici di Pest.

La nostra destinazione è la redazione del Népszava, in via Vak Bottyán, nel XIX distretto. Gli ufficidel quotidiano, per cui Mosolygó lavora dal 2023, prima scrivendo di cultura e ora di esteri, si trovano all’interno del centro commerciale Köki, fatto costruire dal miliardario Tamás Leisztinger che, dal 2019 è anche proprietario della testata
Locali nuovissimi, quasi asettici, che cozzano con l’idea romantica di come dovrebbe apparire una redazione: frenetica e sommersa da quintali di carta. Qui gli ultimi numeri del giornale sono infilati ordinatamente in una rastrelliera all’ingresso, mentre sulla parete opposta sono incorniciate le prime edizioni del quotidiano. Indicandole Mosolygó commenta: «Abbiamo una storia lunga, di cui andiamo molto orgogliosi».
La prima copia del Népszava, che in ungherese significa «parola del popolo» uscì a Budapest nel 1877. La data di fondazione ufficiale però, quella da cui si iniziano a contare i numeri, è il 5 gennaio 1873, quando fu pubblicato per la prima volta il suo predecessore, il Munkás Héti-Kronika (settimanale dei lavoratori). La testata, che divenne un quotidiano nel 1905 sotto la guida del socialdemocratico Ernő Garami, è una voce storica della sinistra ungherese, e continua ad esserlo. Ancora oggi, in prima pagina, appena sotto il nome della testata, è scritto: «Szócialdemokrata napilap», quotidiano socialdemocratico.
Il Népszava è uno dei pochi giornali ungheresi a non essere caduto sotto il controllo del Governo Orbán.
«Rispetto ad altre testate abbiamo un solido background finanziario, principalmente attraverso i finanziamenti dell’Unione Europea, che ci ha permesso di restare più indipendenti», spiega Mosolygó.
Del resto l’atteggiamento di Orbán nei confronti del giornale è ambiguo. «Ho scritto spesso anche cose molto spiacevoli contro il Primo ministro, ma non ho mai avuto problemi, né mi sono mai sentito censurato», racconta Mosolygó. Non ci sono stati attacchi diretti ai giornalisti neanche quando la testata ha deciso di non partecipare più alle conferenze stampa del Governo.
«Capitava spesso che alle nostre domande rispondessero in modo vago o propinandoci la solita propaganda e quindi come redazione abbiamo scelto di non andarci più».
Il fatto che la politica abbia deciso di lasciar stare la testata (che comunque non viene mai invitata agli altri eventi ufficiali per i giornalisti), non è certo per amore della stampa libera. «A Orbán serve un giornale come il nostro, critico nei suoi confronti, per poter mostrare che non è vero che in Ungheria le voci dell’opposizione sono messe a tacere».
Quando arriviamo in redazione tutti sono concentrati e al lavoro. La prima riunione del mattino, quella delle 10, dove si delineano i temi del giorno e si decide quale priorità dare alle notizie, c’è già stata. Nel corso della giornata c’è una seconda riunione, alle 17, dove si svolge il background check di quello che andrà in pagina e si tirano le fila delle discussioni del mattino.
L’ultima scadenza per l’edizione della capitale è le 21.30 mentre quelle per le altre città vanno in stampa tra le 18 e le 19. Nonostante la redazione si trovi a Budapest il quotidiano ha una diffusione capillare in tutta l’Ungheria e viene lasciato molto spazio alle notizie locali.
«Raramente qualcuno fa il turno di notte, a meno che non ci siano eventi come le elezioni negli Stati Uniti. In generale chi lavora nella redazione online si ferma al massimo fino alle 22».
L’integrazione tra web e carta al Népszava è quasi completa, e le due redazioni lavorano a stretto contatto nello stesso open space.
Tutto quello che viene pubblicato sul giornale cartaceo va anche sul sito, dove gli articoli sono accessibili gratuitamente.
«Di solito i pezzi della carta escono online con un po’ di ritardo, che può andare dalla mezza giornata al paio di giorni in base alla rilevanza e all’urgenza della notizia, in modo che acquistare la copia cartacea sia comunque un valore aggiunto per i lettori», spiega Mosolygó.
Il giornale di carta vende circa tredicimila copie in tutto il Paese ed esce sei giorni a settimana dal lunedì al sabato. L’edizione del week end è più corposa e include due inserti, uno di approfondimenti di attualità (Visszahang) e uno di cultura e società (Szép szó).
Nel grande open space dove lavorano i giornalisti molte postazioni sono libere. «Dopo il Covid sempre più colleghi lavorano in smart working», spiega Mosolygó. «Naturalmente dobbiamo garantire la presenza quando siamo di turno per l’editing e la supervisione del giornale, per il resto possiamo lavorare da casa. Io però cerco di venire almeno due volte a settimana perché credo che nel nostro lavoro sia molto importante la relazione e il confronto tra colleghi».
In totale il Népszava conta una settantina di collaboratori, tra giornalisti con contratto e freelance. Nel 2016, in seguito alla chiusura da parte del Governo di un altro storico giornale di sinistra, il Népszabadság, una parte della redazione è confluita in quella del Népszava.
«Per noi è stato un enorme guadagno», afferma Mosolygó. «Molti di loro sono giornalisti di grande esperienza».
Nonostante i numeri piccoli dell’organico e delle copie vendute (dobbiamo pur sempre tener presente le dimensioni del Paese) il Népszava non dà segni di voler soccombere, e non ha paura di affrontare le sfide presenti e future che si presenteranno se, come auspica Mosolygó, Péter Magyar, leader del partito di opposizione Tisza, riuscirà a spodestare Orbán nelle elezioni del prossimo aprile.
«Un cambio di governo significherebbe la fine dell’impero politico ed economico di Orbán e del suo partito, Fidesz, e l’apertura di nuovi scenari per i mezzi di comunicazione ungheresi».
Uno tra tutti l’afflusso di nuove risorse economiche. «Oggi molte imprese, soprattutto straniere, hanno paura a investire nei giornali dell’opposizione perché temono di perdere il favore del Governo e i benefici che hanno ottenuto dall’aver investito in Ungheria, come ad esempio gli sgravi fiscali».
Ma in una situazione di maggior libertà i fondi potrebbero essere riallocati, e si aprirebbero nuove possibilità anche per i media che sono stati più penalizzati e che «più che vivere, sopravvivono».
Questo però si vedrà solo dopo aprile. Per ora la sfida più grande che il Népszava si è trovato ad affrontare è come adattarsi alle nuove tecnologie e a un’informazione sempre più rapida e accessibile.
«Siamo ancora nel bel mezzo della transizione digitale – racconta Mosolygó – e la discussione in redazione è ancora aperta, soprattutto per quanto riguarda la velocità delle notizie. Anche se siamo un quotidiano cerchiamo sempre di prenderci del tempo per andare in profondità di ciò che raccontiamo. Sul lungo periodo l’ideale sarebbe tornare ad avere edizioni più rade, ad esempio ogni tre giorni. Questo darebbe un respiro più ampio alle notizie, soprattutto a quelle locali, e consentirebbe agli inviati di avere più tempo per entrare nella storia e raccontarla al meglio».
Per garantire questa profondità di analisi la seconda pagina del giornale è dedicata alla sezione Reflektor, che si concentra su un tema specifico di attualità nazionale o internazionale e lo spiega attraverso interviste e approfondimenti. Negli ultimi giorni sono comparsi articoli sull’ICE, su un ospedale nel nord del Paese che tratteneva arbitrariamente i neonati e sul dibattito politico attorno alle prossime elezioni.
«Il giornalista incaricato di curare Reflektor ha la responsabilità dell’intera pagina” racconta Mosolygó. “A volte le informazioni da gestire sono talmente tante che è come cadere nella tana del Bianconiglio, ma il nostro compito è proprio quello di rielaborarle e renderle il più chiare ed esaustive possibili per i nostri lettori».
Nonostante questo occhio di riguardo a un giornalismo più impegnato, la redazione del Népszava utilizza anche strumenti che permettono di raggiungere un pubblico più ampio, diverso dai lettori tradizionali del giornale di carta. È presente sui social come Instagram e Tiktok e ha un canale Youtube.
«Produciamo anche tre podcast, uno di politica, uno sul settore immobiliare e uno dove intervistiamo politici, attori e altri personaggi importanti. Ne avevamo anche uno dedicato alla psicologia». I podcast, registrati in una sala dedicata all’interno della redazione, sono curati dagli stessi giornalisti e spesso prevedono la presenza di esperti.
«In questa fase si procede per tentativi. Si prova a fare qualcosa e se non funziona si aggiusta il tiro», spiega Mosolygó. «Sempre di più ai giornalisti è chiesto di avere diverse competenze e le sfide che dobbiamo affrontare sono sempre nuove, ma è importante esserci con buoni contenuti. Penso che il professionismo abbia ancora un ruolo molto importante da giocare».
