El Tímpano, un giornalismo di comunità nel deserto delle notizie

Negli Stati Uniti intere aree del Paese stanno diventando territori in cui il giornalismo locale è scomparso o sopravvive in forma molto marginale. Alcune iniziative di comunità, non profit, stanno cercando di ricostruire l’antica funzione dei giornali americani, già notata dal Tocqueville nel XIX secolo: tener insieme, informando, le comunità. 

di Marta Frigerio

Questo articolo è parte di  Tabloid Project, il magazine multimediale dell’OgL  

Negli Stati Uniti intere aree del Paese stanno diventando “deserti di notizie”, territori in cui il giornalismo locale è scomparso o sopravvive in forma molto marginale. Un’ampia indagine dell’istituto di ricerca della Northwestern University Medill Local News Initiative descrive un sistema in progressiva rarefazione: dove non esistono più redazioni radicate sul territorio, i cittadini continuano a informarsi, ma lo fanno sempre più attraverso canali non giornalistici come, ad esempio, i social media.
Dal 2005 a oggi hanno chiuso quasi 3.500 testate, vale a dire il 40% del totale. Solo tra luglio 2024 e settembre 2025 sono scomparse o si sono fuse 136 redazioni: più di due a settimana, in aumento rispetto alle 130 del periodo precedente.
Nel 2025 le contee statunitensi lasciate prive di informazione sono diventate 213. Altre 1.500 possono contare su una sola fonte locale, spesso un settimanale con risorse limitate. Complessivamente, circa 50 milioni di persone vivono in aree con accesso scarso o nullo a notizie locali affidabili.
Ma la chiusura di un giornale non significa che le persone smettano di informarsi. Semplicemente, si spostano altrove. La vera domanda è: dove? L’indagine di Medill – ripresa dal Poynter Institute – mostra che il 49% degli intervistati che risiede nei news desert consulta ogni giorno contenuti che parlano della propria comunità: una percentuale non lontana da quella delle aree ancora servite da più testate.
La differenza sta però nelle fonti: chi cerca notizie si affida a canali non giornalistici, come gruppi social, influencer, motori di ricerca o persino il passaparola.
È un cambiamento che incide sul rapporto con il giornalismo. Nelle comunità con una presenza stabile di redazioni, il 20% delle persone dichiara di aver parlato con un giornalista negli ultimi cinque anni; nei news deserts la quota scende sotto il 10%. Dove i media non si vedono, anche il sostegno economico è più debole: il 33% dei residenti nelle aree coperte acquista ancora giornali o paga un abbonamento. Di contro, solo il 15% di chi vive nei news desert paga per essere informato.
A colpire è anche un altro dato. Il 90% di chi vive in una contea senza giornali sostiene che sia comunque “abbastanza” o “molto” facile accedere a notizie affidabili sulla propria comunità. Nel sondaggio la definizione di “notizie” è lasciata agli intervistati, e include anche contenuti che circolano sui social o nelle reti informali. Dunque, la percezione di essere informati non coincide necessariamente con la presenza di un’infrastruttura giornalistica.
Di contro, l’indagine mostra anche come negli ultimi cinque anni sono nate oltre 300 nuove testate locali, l’80% digitali. Ma si concentrano soprattutto nelle aree metropolitane e suburbane e non compensano le perdite nelle zone rurali, dove si trova la maggior parte dei news desert.

Inglese, spagnolo e mam

È in questo scenario fatto di chiusure continue e ridefinizione delle abitudini dei lettori che si inseriscono alcune esperienze nate per ricostruire un presidio di informazione locale con modelli diversi da quelli tradizionali.
 Tra queste c’è El Tímpano, organizzazione giornalistica no profit che copre il territorio di Oakland e della Bay Area di San Francisco.
Fondata nel 2018 dalla giornalista Madeleine Bair, El Tímpano nasce dalla constatazione che una parte significativa della popolazione locale, vale a dire immigrati latinoamericani e comunità indigene Maya, inclusi parlanti di lingue come il Mam, resti esclusa non solo dalle notizie, ma anche dalle narrazioni dei media tradizionali.
In un’epoca di deserti di notizie, queste comunità sperimentano una doppia marginalità: territoriale e linguistica. La missione dell’organizzazione è colmare le lacune informative per gli immigrati ispanofoni e di lingua Maya, offrendo notizie locali accessibili, risorse pratiche e uno spazio per condividere storie.
La missione de El Tímpano è chiara: non si tratta semplicemente di tradurre articoli, ma di costruire l’agenda editoriale a partire dai bisogni espressi direttamente dalla comunità.

Una comunicazione bidirezionale

L’elemento più innovativo del progetto è il metodo: El Tímpano adotta un approccio di giornalismo di comunità basato sull’ascolto attivo e sulla comunicazione bidirezionale. La sua piattaforma principale è un servizio di SMS in spagnolo: una scelta strategica che tiene conto del divario digitale che colpisce molte famiglie immigrate. Non tutte, infatti, dispongono di un computer, di una connessione internet stabile o della familiarità necessaria per orientarsi tra siti e social media; quasi tutti, però, hanno accesso a un telefono cellulare in grado di ricevere e inviare messaggi di testo. Attraverso questo canale diretto, la redazione invia aggiornamenti sintetici e chiari su temi importanti come  cambiamenti nelle politiche locali, diritti degli immigrati, accesso a cure mediche e servizi sociali. Ma quello di El Tímpano non è un modo di informare unidirezionale: allo stesso tempo invita i lettori a rispondere. Le persone possono fare domande, raccontare problemi concreti e segnalare cosa succede nei quartieri in cui vivono. E qui entra in scena l’importanza della redazione. I giornalisti raccolgono le segnalazioni, le verificano e partendo dai bisogni reali dei lettori definiscono le pubblicazioni e i temi da trattare. Si tratta di storie iper locali, spesso ignorate dai media generalisti ma di grande importanza per quel preciso target di lettori.
L’SMS non è dunque solo un mezzo di distribuzione, ma uno strumento che consente di mantenere un dialogo costante con migliaia di iscritti: lettori che vengono raggiunti da contenuti giornalistici di qualità e che altrimenti andrebbero a informarsi sui canali social.
Durante la pandemia di COVID-19, El Tímpano è diventato una fonte critica di informazioni affidabili per le comunità più colpite, diffondendo aggiornamenti su test, vaccini, sussidi economici e norme sanitarie in una lingua e con un registro comprensibile. L’elevata partecipazione, misurata anche dal flusso continuo di messaggi in entrata, ha evidenziato quanto fosse forte la domanda di un’informazione verificata, competente ma allo stesso tempo semplice e accessibile.

La ricerca attiva dei lettori

Oltre alle notizie via messaggio, la redazione utilizza anche canali tradizionali di approfondimento: sul sito si trovano articoli in inglese e in spagnolo e c’è anche una newsletter. Il profilo dei lettori è particolarmente interessante: il 75% è donna, la metà non dispone di un computer e guadagna meno di 40mila dollari all’anno. Per farsi conoscere, la redazione di El Tímpano organizza incontri lì dove sono i lettori: va nelle parrocchie, nelle scuole e nei centri di aggregazione della comunità ispanofona.
Sul piano economico, El Tímpano è nato come organizzazione no profit e si finanzia attraverso fondazioni, donazioni filantropiche e partnership civiche; un mix di revenues che mira a garantire indipendenza editoriale e sostenibilità in un mercato pubblicitario insufficiente a sostenere il giornalismo locale.
Questo lavoro nasce in un clima politico segnato dalle politiche migratorie restrittive dell’amministrazione di Donald Trump e da una retorica ostile verso gli immigrati. In questo scenario, fare giornalismo non è soltanto raccontare i fatti: è garantire voce a comunità che, nei deserti di notizie, rischiano di restare senza voce.

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