Secondo il Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale (GNPL) al 30 aprile 2025, la pianta organica prevista per il personale della polizia penitenziaria negli istituti italiani ammontava a 34.149 unità, mentre l’organico amministrato era pari a 32.504 e quello effettivamente impiegato a 30.804: si riscontra dunque un divario tra organico previsto e impiegato di 3.345 unità. Parallelamente, per il personale amministrativo la dotazione prevista era di 4.125 posizioni, quella amministrata di 3.388 e quella impiegata di 3.315, con un gap di 810 unità tra previsto e impiegato.
Questi divari indicano che il sistema penitenziario non dispone del pieno organico progettato: nel caso della polizia penitenziaria la carenza è pari a circa il 9,8 % dell’organico previsto, mentre per gli amministrativi la carenza è pari a circa il 19,6 %. La mancata copertura delle dotazioni previste ha riflessi concreti sulla gestione quotidiana: turni più gravosi, minori margini di flessibilità operativa, aumento del carico di lavoro per gli operatori presenti. L’analisi del GNPL sottolinea che queste carenze organiche si inseriscono in un contesto già condizionato da elevati tassi di affollamento, infrastrutture carenti e condizioni detentive sotto stress. In questo scenario, per garantire la sicurezza, la funzionalità e la dignità dell’esecuzione penale, risultano essenziali politiche efficaci di reclutamento, formazione e stabilizzazione del personale carcerario.
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