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Minori

La criminalità minorile è in calo, eppure mai così tanti sono stati i giovani detenuti negli Istituti di pena per minori. I numeri crescono per effetto del Decreto Caivano, secondo l’Associazione Antigone. Nel nuovo dossier “Nodo alla Gola” si mette in luce la crisi in cui versa il sistema della giustizia minorile in Italia. Le criticità vanno dal sovraffollamento, spesso alla base di rivolte e proteste, alla precarietà delle strutture, fino al sempre più massiccio e allarmante uso di psicofarmaci per i giovani reclusi.

Partendo dai dati, sono 597 (di cui 26 ragazze) alla fine del marzo 2025 i giovani detenuti nelle carceri minorili italiane. È un trend che ha visto un aumento repentino: alla fine del 2022 le presenze erano 381 e alla fine del 2024 raggiungevano le 587 unità, con una crescita del 54% in due anni. «Un’impennata – rileva Antigone – che non ha eguali e che non trova alcun fondamento in un parallelo aumento della criminalità minorile». 

Per la prima volta anche le carceri minorili sono alle prese con il sovraffollamento. Ben 9 Istituti Penali per Minorenni sui 17 presenti sul territorio nazionale soffrono di sovraffollamento, mai registrato nelle carceri minorili prima del Decreto Caivano del settembre 2023 che ha ampliato la possibilità di applicazione della custodia cautelare per i minorenni e ridotto l’uso delle alternative al carcere. A Treviso si sfiora il doppio delle presenze rispetto ai posti disponibili, il Beccaria di Milano e l’Ipm di Quartucciu a Cagliari hanno un tasso di affollamento del 150%, Firenze supera il 147%.

Il Dl Caivano, inoltre, ha reso più facile il trasferimento dei ragazzi che hanno compiuto la maggiore età verso un carcere per adulti, andando a “interrompere il percorso educativo” e rendendo “ben più difficile la reintegrazione sociale del giovane”. «I numeri – commenta Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’osservatorio sulle carceri minorili di Antigone – crescono proprio per effetto del Decreto Caivano, approvato per rispondere a una presunta emergenza criminalità minorile che i dati ci dicono non esistere, creando una situazione di malessere generalizzato. Proprio questo malessere è sfociato poi in numerosi atti di protesta che hanno coinvolto la quasi totalità degli istituti minorili presenti in Italia. Proteste che dovrebbero portare ad ascoltare questi ragazzi, mentre il messaggio implicito sembra essere quello del teneteli voi, neutralizzateli, senza preoccuparsi del loro futuro e del loro recupero sociale». 

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