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Lavoro e formazione

I dati forniti dal CNEL nell’ambito del programma Recidiva Zero, un piano di intervento sviluppato nel corso del 2024 in collaborazione con il Ministero della Giustizia e volto a favorire studio, lavoro e formazione in carcere parlano chiaro: con il lavoro la recidiva scende al 2% rispetto al 60%. Sei condannati su dieci sono già stati in carcere almeno una volta. La media dei reati ascritti ad ogni uomo detenuto è pari a 2,4 contro l’1,9 di ogni donna detenuta. Si stima che il dato della recidiva possa calare fino al 2% per i detenuti che hanno avuto la possibilità di un inserimento professionale. Circa un terzo dei detenuti frequenta corsi di istruzione all’interno delle carceri. La formazione professionale coinvolge circa il 6% di chi è recluso e il numero complessivo dei detenuti iscritti all’università non raggiunge il 3%. Quelli coinvolti in attività lavorative sono il 33%, ma solamente l’1% di loro è impiegato presso imprese private e il 4% presso cooperative sociali. La stragrande maggioranza, pari all’85%, lavora alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria, talvolta solo per poche ore al giorno o al mese. Fra questi, l’82,5% svolge servizi d’istituto. 

«La mancata offerta di opportunità lavorative per i detenuti priva lo Stato di un ritorno sul Prodotto Interno Lordo fino a 480 milioni di euro» si legge nel documento. L’86% degli istituti penitenziari hanno locali all’interno adibiti ad attività di tipo lavorativo e formativo, ma in quattro casi su dieci sono inattivi. 

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