Al Monte Stella l’omaggio ai giusti dell’informazione. Nissim: “Un advisor dei genocidi grazie alle vostre inchieste”. Il monito di Galimberti: “Non lasciamo soli i giornalisti”.

La potenza della memoria, nella giornata mondiale dedicata alla libertà di stampa, in un’epoca di falsi miti e di false notizie soprattutto sul web: cinque giornalisti simbolo della libertà d’informazione sono stati ricordati, oggi, nell’Anfiteatro Ulianova Radice del Giardino dei giusti, ai piedi del Montestella di Milano, in zona San Siro. “Questo è un luogo scomodo che ricorda uomini scomodi che vanno controcorrente. Senza il sostegno dei giornalisti tutti noi, oggi, saremmo molto più deboli”: così ha esordito lo scrittore e giornalista Gabriele Nissim, presidente della Fondazione Gariwo (acronimo di Gardens of the Righteous Worldwide), organizzazione internazionale no profit fondata a Milano nel 1999 (Il primo Giardino dei Giusti, nato a Gerusalemme nel 1962, era stato fondato da Mooshe Bejski, salvato dall’Olocausto da Oskar Schindler). I cinque giornalisti ricordati – alla presenza di Lamberto Bertolé, presidente del Consiglio comunale di Milano e di Tatjana Djordjevic, consigliere delegato dell’Associazione Stampa Estera di Milano – sono: Liu Xiaobo, autore del manifesto per la democrazia politica in Cina (Carta 08), imprigionato, Nobel per la pace, simbolo della lotta per i diritti umani; Raif Badawi blogger saudita condannato a mille frustate nel 2014 per aver difeso il dialogo tra tutte le fedi, le idee e le culture; Samir Kassir, giornalista e politico libanese, assassinato nel 2005 per aver difeso la libertà di espressione, i diritti umani e la sovranità nazionale; Hrant Dink, assassinato a Istanbul per aver difeso la memoria del genocidio armeno in Turchia e Anna Politkovskaja, uccisa a Mosca per aver denunciato i massacri di civili in Cecenia.
“Sono qui a rappresentare la Comunità di giornalisti più grande d’Italia e in questi anni ho capito che i giornalisti si riconoscono e vogliono riconoscersi in una comunità di valori, i nostri, che sono verità e lealtà. Questo concetto è l’opposto della società e dell’informazione liquida della contemporaneità. La verità dei fatti e lealtà esigono però un percorso di ricerca e di sofferenza che molte volte porta in direzione opposta rispetto alle nostre stesse idee e convinzioni, a volte anche rispetto alle nostre amicizie – ha detto il presidente dell’ordine dei giornalisti della Lombardia nel suo intervento – A volte la verità dei fatti e la lealtà ci portano su un percorso di solitudine e conflitto interiore ma la verità e lealtà, e ancor più il valore etico della propria coscienza, per un giornalista questa, è l’unica possibile militanza. Ho capito cos’è la solitudine del giornalista quando, da presidente dell’Unione cronisti, ho studiato la vita di colleghi come Mario Francese e Giancarlo Siani, uccisi dalla mafia. Ascoltando le testimonianze dei loro familiari e documentandomi sulla loro storia, ho cos’è la solitudine del giornalista che risponde solo alla verità e alla propria coscienza, contro il conformismo, ideologico o sociale che sia. I giornalisti morti sono stati lasciati soli e, spesso, dimenticati anche dopo morti”. Durante la cerimonia è arrivata anche la proposta di Gariwo di istituire un advisor dei genocidi che, sulla base del lavoro di inchiesta dei giornalisti e degli osservatori internazionali, possa fare un rapporto annuale per informare l’opinione pubblica. La giornata mondiale della libertà di stampa è stata istituita nel 1993 dalle Nazioni Unite per ricordare ai governi il dovere di sostenere e far rispettare la libertà di parola sancita dall’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani nel 1948.
Una commemorazione d’altronde che ripropone un tema di grande attualità, visto che solo nel 2020 – come dive Reporter senza frontiere – sono stati 50 i giornalisti assassinati (nel 2021 già 12, 8 giornalisti e 4 operatori). E’ solo dell’altro giorno, ad esempio, l’attacco jihadista in cui due giornalisti spagnoli, David Beriain e Roberto Fraile, sono stati uccisi in Burkina Faso, insieme all’ambientalista irlandese Rory Young, mentre stavano lavorando a un documentario sulle attività di bracconaggio nel paese.
“Oggi giornalisti coraggiosi denunciano la pulizia etnica dei Rohingya, il genocidio culturale dei Uiguri, le atrocità di massa in Siria e nello Yemen, la persecuzione politica in Russi, in Cina e in Turchia. Oggi giornalisti coraggiosi hanno preso sulle loro spalle l’eredità morale di chi è ricordato qui, nel Giardino dei giusti – ha proseguito Nissim – Hanno raccolto l’eredità di Armin Wegner che con le sue fotografie denunciò il genocidio armeno, del polacco Jan Karski che con il suo rapporto cercò di mobilitare il mondo per arrestare la Shoah, del russo Aleksandr Solgenitsin che consegnò la più grande documentazione dei gulag staliniani. Il silenzio e la distrazione, come è accaduto con la Shoah, non devono più succedere”. Alla fine degli interventi, la visita tra i viali del Giardino – dove ogni cippo ricorda un “giusto” del mondo – accompagnati dalle testimonianze di Paolo Pobbiati (già presidente di Amnesty international Italia), Antonio Ferrari (editorialista ed ex inviato di guerra del Corriere della Sera), Pietro Kuciukian (presidente onorario della Repubblica d’Armenia) e Anna Zafesova (giornalista russa).
Nelle foto, nell’ordine:
Anna Politovskaja

Liu Xiaobo

Samir Kassir

Raif Badawi

Hrant Dink