«Questo è Morning, cominciamo»

Francesco Costa, vicedirettore de ilPost.it, spiega come ogni mattina costruisce il podcast che è diventato un punto di riferimento per chi ama le rassegna stampa. Ecco cosa accade dalla sveglia (alle 4.45) alla messa un line (alle otto).

di Francesco Costa, vicedirettore de ilPost.it

La sveglia suona alle 4.45 e il primo pensiero non è mai esattamente felice: nonostante preparare e condurre ogni mattina il podcast Morning sia una responsabilità stimolante e mi diverta anche, nonostante abbia sicuramente cambiato in meglio la mia carriera… il sonno si fa sentire. Il senso di stordimento dura poco, comunque: il tempo di sciacquarmi la faccia e versarmi il primo caffè che sono già alla scrivania.

Francesco Costa, vicedirettore di ilPost.it

Dopo una veloce occhiata a Twitter e ai principali siti di news italiani e internazionali, utile ad assicurarmi che durante la notte non sia accaduto qualcosa di importante che non troverò sui giornali, alle 5 prendo il tablet. Leggo le versioni digitali dei quotidiani, così da averli a portata di mano dovunque mi trovi: Morning esce ogni giorno, quindi devo poterlo fare anche quando sono in giro per lavoro, all’estero o lontano da un’edicola.

Lettura e scelta

Resto sui giornali poco meno di un’ora e mezza: è una lettura obliqua, diventata più efficiente col tempo e l’esperienza, con la quale man mano metto insieme le principali notizie della giornata e seleziono gli articoli attraverso i quali commentarli. Pezzo dopo pezzo, quella selezione diventa una scaletta. Alle 6.20 interrompo la lettura, dovunque sia arrivato: di solito sono riuscito a consultare almeno otto quotidiani nazionali, l’obiettivo è arrivare a dieci ma non sempre ci riesco.

La registrazione

Inforco le cuffie, mi avvicino al microfono e comincio a registrare. Vado a braccio, guidato solo dalla scaletta, interrompendomi quando mi impappino o quando dalla finestra arriva la sirena di un’ambulanza. Registro circa 40-45 minuti consecutivi di parlato, compreso di errori, impappinamenti e rumori, nonché i momenti vuoti in cui passo da un giornale all’altro o penso a cosa voglio dire. Poi riascolto tutto a velocità doppia, tolgo il superfluo, aggiungo le sigle e i jingle, esporto il file e lo pubblico, entro le 8 del mattino: durata variabile, dai venti ai trenta minuti.

Cosa dico, in quella mezz’ora? Do le notizie, per cominciare: Morning è innanzitutto un podcast di servizio, pensato per dare alle persone la possibilità di informarsi in meno di mezz’ora sui principali fatti del giorno. Per quanto non ci sia puntata della quale poi non ripensi a cosa avrei dovuto dire ma non ho detto, e a cosa avrei potuto fare di diverso da quanto ho fatto, cerco di ancorare la scelta delle notizie di cui parlare a qualche principio.

I criteri di selezione

Primo: i grandi fatti, che si parli di campagna elettorale o guerra in Ucraina. Secondo: le cose che toccano la vita delle persone, dalla scuola alle tasse, dai servizi pubblici al carcere. Terzo: premiare i lavori di qualità e originalità. Quarto: niente fuffa, niente retroscena, niente chiacchericcio. Credo che i prodotti di informazione definiscano la loro identità non solo sulla base di quello che fanno ma anche sulla base di quello che scelgono di non fare, e non dire.

Dentro Morning, poi, non ci sono solo le notizie: è una rassegna stampa commentata, che prova a contare le notizie ma anche il percorso che fanno per arrivare sui giornali, i meccanismi che portano testate diverse a raccontarle in modo diverso, il modo in cui l’informazione plasma la realtà mentre la racconta; e attraverso un’analisi delle notizie prova a stimolare chi ascolta a compiere ulteriori approfondimenti e farsi una propria idea della realtà.

Un possibile piccolo rito

Tra i molti strumenti e linguaggi oggi a disposizione dei media per diffondere il loro lavoro, il podcast è l’unico che non richiede l’attenzione esclusiva del pubblico: in questo modo si infila più facilmente nelle consolidate routine delle persone, aggira l’ostacolo del “non ho tempo” e permette di costruire dei piccoli riti attorno a una fruizione che sfrutta il metodo più antico utilizzato dagli esseri umani per trasmettersi informazioni e conoscenza, la voce. Provando così a ricostruire quel rapporto di fiducia sul quale si basa ogni positiva relazione tra un giornale e la sua comunità

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