Attività

L’ATTIVITA’ NELL’ANNO 2020 – PRESIDENTE PAOLO COLONNELLO

Pesante l’effetto Covid anche sull’attività del Consiglio di disciplina che ha subìto un rallentamento, soprattutto durante il primo lockdown di marzo e aprile.
Nel corso dell’anno sono arrivati al Consiglio di disciplina territoriale lombardo 145 esposti. L’interruzione forzata a causa del coronavirus ha permesso, di fatto, di trattare un totale di 60 fascicoli. Di questi, 16 si sono conclusi con l’archiviazione (26,67%), 3 con l’assoluzione, 20 sono stati temporaneamente sospesi in attesa delle decisioni dell’Autorità giudiziaria (ai sensi della legge n. 69/1963) pari al 33,33% mentre 9 sono le aperture di procedimento (15%) e 12 si sono conclusi con sanzioni (12%).
Sul totale delle sanzioni, sono stati 6 i colleghi ai quali è stato comminato l’avvertimento (50%), 5 la censura 41,67%), 1 con la sospensione a 3 mesi (8,33%). Un lavoro, costante, gravoso e delicato che viene svolto in totale gratuità da parte dei componenti del Consiglio di disciplina. Dal 2014 a oggi, infatti, sono stati esaminati più di 900 fascicoli mentre sono 263 i fascicoli che, al termine del 2020, rimangono ancora aperti.
Il 2020 è stato comunque il terzo anno solare completo per il nuovo Consiglio di disciplina territoriale composto da Paolo Colonnello (presidente, professionista, La Stampa), Saverio Paffumi (segretario, pubblicista, freelance), dai consiglieri professionisti Franca Deponti (Sole 24 Ore), Giuseppe Guastella (Corriere della Sera), Giancarlo Perego (Corriere della Sera), Gaia Scacciavillani (Il Fatto Quotidiano), Elena Scarrone (Rai) dai consiglieri pubblicisti Paolo Della Sala (avvocato) e Vincenzo Ferrari (avvocato e docente universitario).
Il Consiglio di disciplina da me presieduto si è insediato l’8 gennaio 2018 dopo che nell’agosto 2017 si era conclusa l’attività del primo Consiglio di disciplina territoriale lombardo (presieduto dall’avvocato Umberto Gragnani) per effetto dell’articolo 8 del Dpr n. 137 del 2012 che ha sancito la costituzione, presso ogni Ordine regionale, dei Consigli di disciplina territoriali, ai quali è stato affidato il compito di istruzione e di decisione dei procedimenti disciplinari.
Arrivati ormai alla fine di questa Consiliatura, la seconda da quando è stato istituito per legge nel 2012 l’organismo disciplinare per i giornalisti, credo sia lecito tracciare un bilancio complessivo circa un’esperienza che si è protratta per ormai sette anni, essendo il Consiglio entrato in funzione e a regime nel 2014, e che mi ha visto con continuità tra i protagonisti di questa esperienza.
Innanzitutto una considerazione sulle funzioni di un organismo che molti, troppi, hanno scambiato per un comitato di censura nell’ambito di una professione in continua trasformazione e sostanzialmente in crisi. Il Consiglio di Disciplina Territoriale invece si muove in ambiti precisi e su binari predeterminati dalla legge e in particolare dal Testo unico dei doveri del Giornalista, che riassume la regolamentazione fino a qualche anno fa estremamente frammentaria entro la quale dovrebbe svolgersi la professione giornalistica. Professione per sua natura variegata, delicata e incline a un certo anarchismo, necessario per l’ambito di libertà nella quale si deve poter muovere. Ciò nondimeno, il CdT ha sempre operato avendo come linee guida i principi Costituzionali, in particolare gli articoli che disciplinano la libertà di pensiero e di parola, articolo 21, e il rispetto della persona, art.3, nonché le norme sulla privacy e quelle sul diritto di cronaca, le sentenze della Cassazione e quelle della CDU europea, nonché le problematiche nate con l’utilizzo dei social e in generale dei nuovi mezzi di comunicazione, cercando di distinguere ruoli e competenze di nuove professioni legate al giornalismo (si pensi ai cosiddetti “influencer” o ai portavoce di istituzioni o partiti che hanno assunto ruoli significativi nella divulgazione e nel controllo dell’informazione), allertando gli organismi elettivi dell’Ordine circa la necessità di un riordino legislativo che tenesse conto di queste realtà e indicando contestualmente i limiti di un Testo Unico dei doveri del giornalista, la cui frequente indeterminatezza rende difficile incasellare ipotetiche violazioni in fattispecie specifiche, lasciando troppo spazio all’interpretazione del singolo Collegio.
Il tutto declinato ovviamente nei mille rivoli e distinguo di una normativa giuridica sterminata e non sempre di facile applicazione, cercando di contemperare al meglio il delicato equilibrio tra i diritti della persona e quelli della cronaca. Con attenzione alla continenza verbale, che spesso è sostanza di certi editoriali, e alla verità dei fatti, ivi compresa quella putativa. Senza cioè dimenticare mai le difficoltà di una professione che per sua natura si muove sempre sul filo del rasoio e necessariamente ha bisogno di alcuni margini e di alcune garanzie che si esplicitano non tanto nelle leggi – che per la loro stessa natura finirebbero per limitarla – ma in una giurisprudenza costante che riconosce al giornalismo la funzione di baluardo principale del sistema democratico. Credo di poter dire a nome di tutto il Consiglio che le nostre stelle polari sono sempre state soltanto queste, nonché l’assoluta indipendenza e l’autonomia di giudizio. Spesso andando contro corrente o ribaltando facili previsioni senza paura di scontentare qualcuno, soprattutto nell’ambito del cosiddetto “politically correct”, cercando di vigilare con particolare attenzione sulla tutela dei minori e sul rispetto delle differenze di nazionalità, etnia e di religione.
Ciò nonostante spesso mi sono reso conto, e credo altrettanto i miei colleghi, dell’inadeguatezza di una struttura così fragile e poco strutturata di fronte alla complessità dei temi affrontati e alla vastità della platea da controllare: l’Ordine dei Giornalisti della Lombardia è, come si può ben immaginare, la più importante realtà giornalistica italiana, con oltre 23 mila iscritti. Un esercito di fronte al quale la legge ha posto a salvaguardia della deontologia, un bene preziosissimo e insostituibile della nostra professione, una esigua pattuglia di ben 9 colleghi. I quali, sia detto per inciso, a differenza dei membri del Consiglio nazionale, non beneficiano nemmeno del più banale dei permessi sindacali retribuiti per potersi assentare dal lavoro e svolgere le proprie funzioni, pur essendo riconosciuti a tutti gli effetti come pubblici ufficiali nello svolgimento delle loro funzioni. Il che, oltre a costringerci a un volontariato spesso umiliante, racconta più di mille parole con quali reali intenzioni sia stato costituito questo importante organismo che in Lombardia dispone dunque di un numero di consiglieri pari a quanti ne dispone il Molise o la Val D’Aosta, regioni che contano solo poche centinaia se non poche decine di iscritti! Una situazione paradossale, aggravata dal fatto che, come si può ben immaginare, la portata delle tematiche affrontate dal CdT della Lombardia è normalmente assai complessa rispetto, per esempio, a realtà sicuramente interessanti ma certo più periferiche di altre regioni. Non a caso, insieme ai presidenti dell’Ordine, abbiamo sempre cercato di cooptare nel nostro Consiglio ottimi professionisti in campo legale (avvocati o magistrati) che coadiuvassero i colleghi impegnati nell’ingrato e assolutamente gratuito compito del giudizio deontologico. Il risultato, credo, siano state sentenze o decisioni entrate di diritto nel campo della giurisprudenza giornalistica contribuendo ad alimentare una casistica fondamentale nell’orientamento della professione.
Il CdT lombardo – cui la legge attribuisce competenze esorbitanti che vanno dalla disciplina del lavoro alle liti in redazione, ambiti per altro già egregiamente regolati da leggi civili e penali – si è fatto inoltre carico di portare a livello nazionale proposte di modifica e riforma di una legge che in campo disciplinare è datata 1963 e necessita perciò di urgenti adeguamenti al nuovo millennio: dalla rimodulazione delle sanzioni (azzeramento dei limiti minimi dei tempi di sospensione) alla composizione dei Consigli stessi (raddoppiarne la consistenza oltre i 10mila iscritti), alla possibilità di allargamento dei consulenti legali, dalla necessità di comunicazione alle aziende editoriali dei comportamenti censurati dei propri iscritti alla introduzione del principio di recidiva. Quest’ultime due circostanze entrate faticosamente nella liturgia deontologica degli ultimi mesi, sebbene il Cdt sia ancora in attesa, dopo anni e pur comprendendo le difficoltà di tutela della privacy, della pubblicazione sul proprio sito delle decisioni prese nei confronti dei colleghi sanzionati: una omissione imbarazzante che vanifica in buona parte il lavoro svolto dallo stesso Consiglio, privato di una propria voce e di una possibilità di consultazione da parte dei colleghi. Poter sapere e conoscere l’esito delle centinaia di casi trattati finora, potrebbe infatti essere propedeutico a una maggiore attenzione verso la deontologia professionale, nella consapevolezza che le sanzioni fin qui comminate se private di adeguata pubblicizzazione rischiano, come di fatto succede, di rimanere lettera morta. Un miglior funzionamento della giustizia domestica è ovviamente garanzia di un miglior funzionamento e di una maggiore serietà della professione stessa. E finché non interverranno modifiche e riforme richieste, il Consiglio di Disciplina rischierà di rimanere sempre e soltanto relegato all’ambito delle “buone intenzioni” (nel migliore dei casi), delle “foglie di fico” di una professione in crisi (nel peggiore).
Come è noto, l’ultima parte della Consiliatura è stata caratterizzata dai limiti imposti dal Covid 19 che ha notevolmente rallentato la già non semplice attività del Consiglio. Che comunque, sebbene con maggiori difficoltà, ha continuato a riunirsi in modalità “smart” e a svolgere diverse audizioni “in presenza”.
Il Presidente del Consiglio di disciplina territoriale
Paolo Colonnello.

L’ATTIVITA’ NELL’ANNO 2019 – PRESIDENTE PAOLO COLONNELLO

La Consiliatura 2019/20 ha visto in corso d’opera le dimissioni e le sostituzioni contestuali di almeno tre consiglieri che hanno lasciato l’incarico per problemi di lavoro o di salute. Il tempo necessario per le nuove nomine che, com’è noto, devono essere prima proposte dal Consiglio dell’Ordine e poi ratificate dal presidente del Tribunale, ha causato qualche ritardo nell’affrontare l’incessante afflusso di fascicoli disciplinari.
Ciò nonostante, il CDT della Lombardia è riuscito a garantire un efficace funzionamento della giustizia domestica recependo 102 esposti arrivati nel corso del 2019. Di questi, 20 sono tutt’ora in attesa di conclusioni giudiziarie (con sospensione dell’azione disciplinare), per 19 è stata decisa l’apertura di un procedimento, per 9 invece è stata decisa l’assoluzione. Altri 33 sono stati archiviati, mentre 7 fascicoli sono stati restituiti all’Ordine dei Giornalisti in quanto non pertinenti territorialmente oppure non di competenza disciplinare. Tra le 14 sanzioni decise, 6 sono state di avvertimento, 8 di censura. Nessuna sospensione o radiazione. Nonostante la mole di lavoro svolta finora (circa 800 fascicoli esaminati dal 2014 ad oggi), 174 casi rimangono ancora giacenti e costringono i componenti del Consiglio, la cui opera è svolta in completa gratuità, a un costante, gravoso, impegno per raggiungere una serenità gestionale ancora lontana.
Dopo sei anni dalla sua istituzione – DPR n.137 del 2012, recepito nel 2014 – la gestione del Consiglio di disciplina territoriale ha evidenziato l’esistenza di limiti e problemi dovuti proprio all’attuazione del Regolamento delle funzioni disciplinari dell’Ordine dei Giornalisti, laddove non prevede un numero superiore di consiglieri per le regioni, come la nostra, con più di 10mila iscritti (in Lombardia sono oltre 23mila) e non modula diversamente le sanzioni previste dalla legge ferma ancora al febbraio del 1963 (art.2, n.°69). Le doglianze del nostro Consiglio proprio in merito a questi due punti fondamentali sono state recepite anche a livello nazionale e hanno portato a una proposta di modifica del Regolamento delle funzioni disciplinari che dovrà essere vagliata dal Consiglio nazionale, approvata dal Ministero di Grazia e Giustizia e ratificata a livello legislativo.
Il Consiglio ha quindi deciso di adottare provvedimenti per i cosiddetti “zeristi”, coloro cioè che non si sono nemmeno iscritti alla piattaforma Sigef dell’Ordine per gli obbligatori corsi di aggiornamento professionale e deontologico, applicando le sanzioni sulla base della fattispecie procedimentale prevista dall’articolo 21-octies della legge 241 del 1990 (legge sul procedimento amministrativo). Inoltre ha iniziato a introdurre, recependo una sentenza della Cassazione in tema di sanzioni disciplinari degli ordini professionali (sez. II Civile, 27 marzo 2014 n.7282), il principio della recidiva che comporta un aggravamento delle sanzioni e della posizione dei colleghi in caso di ripetute violazioni.
Infine, in accordo con il Consiglio dell’Ordine, il CDT della Lombardia ha riformato la comunicazione dei provvedimenti sulla base delle normative sulla privacy, inviandole alla redazione del nuovo sito per la loro pubblicazione e
comunicandole a editori e direttori delle testate coinvolte.
In definitiva, esattamente come l’anno scorso, Il CDT della Lombardia soffre di carenze strutturali per l’esiguità del numero di consiglieri e di vuoti legislativi.
Voglio infine concludere questa relazione ringraziando come sempre tutti i Consiglieri, sia quelli di prima nomina che quelli appena dimessi, che prestano la loro opera con abnegazione, in completa volontarietà e con un impegno francamente straordinario e non di rado difficile, sia professionalmente che umanamente. Un ringraziamento va anche al personale dell’Ordine che coaudiuva il nostro lavoro e in particolare alla signora Anna Contini che svolge l’insostituibile compito di segreteria e supporto per tutti i consiglieri. Così come il consigliere Saverio Paffumi che si è assunto il compito di svolgere un ruolo di coordinamento funzionale del Consiglio e di raccordo con il Consiglio dell’Ordine regionale. Concludo riconoscendo come sempre un leale confronto e una fattiva collaborazione con il presidente dell’Ordine Alessandro Galimberti che ringrazio per il supporto alla nostra attività
Il Presidente del Consiglio di disciplina territoriale
Paolo Colonnello.

L’ATTIVITA’ NELL’ANNO 2018 – PRESIDENTE PAOLO COLONNELLO

Il 2018 è stato il primo anno solare completo per il nuovo Consiglio di disciplina territoriale composto da Paolo Colonnello (presidente), Claudia Balzarini (segretario), dai consiglieri professionisti Paolo Chiarelli, Franca Deponti, Giuseppe Guastella, Vincenzo Sansonetti, Elena Scarrone e dai consiglieri pubblicisti Vincenzo Ferrari e Saverio Paffumi. Questo Consiglio di disciplina si è insediato infatti l’8 gennaio 2018 dopo che nell’agosto 2017 si era conclusa l’attività del primo Consiglio di disciplina territoriale lombardo (presieduto dall’avvocato Umberto Gragnani) per effetto dell’articolo 8 del Dpr n. 137 del 2012 che aveva sancito la costituzione, presso ogni Ordine regionale, dei Consigli di disciplina territoriale, cui è stato affidato il compito di istruzione e di decisione dei procedimenti disciplinari. RELAZIONE DEL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DI DISCIPLINA TERRITORIALE
PAOLO COLONNELLO
Con oltre 700 esposti esaminati dal 2014 ad oggi, il Consiglio di Disiciplina Territoriale della Lombardia è probabilmente la realtà disciplinare più attiva è importante in Italia pur disponendo dello stesso numero di Consiglieri (9) di realtà infinitamente più piccole della Lombardia, dove risultano iscritti oltre 23 mila giornalisti su cui, per legge, è chiamato a vigilare il CdT.

La nuova consiliatura, ripresa dopo una pausa abbastanza lunga per la scadenza e il rinnovo del Consiglio dell’Ordine territoriale, ha affrontato e trattato nel 2018, 101 esposti disponendo finora 11 assoluzioni, 35 archiviazioni, 13 aperture disiciplinari, 13 trasferimenti ad altri ordini, 21 sospensioni in attesa di conclusioni giudiziarie, 5 restituzioni all’Ordine. Nel 2019, allo stato, abbiamo trattato 14 fascicoli, di cui 9 sono già stati conclusi.
Nonostante la mole di lavoro affrontata, rimangono giacenti ancora 101 fascicoli.

Se la Consiliatura precedente si era caratterizzata per il particolare rigore con il quale erano state perseguite le violazioni deontologiche relative alla Carta di Treviso, ovvero al rispetto e alla tutela dei minori, ottenendo risultati notevoli riscontrati quotidianamente sui mezzi d’informazione (mascheratura delle fotografie, omissione di nomi o riferimenti che possano fare individuare piccoli protagonisti di cronache), quella attuale sta affrontando con decisione le violazioni deontologiche in tema di razzismo, discriminazione religiosa, culturale e sessuale.

È importante ricordare che il Consiglio di Disciplina non interviene affatto, come da alcuni polemicamente sostenuto, sulla libertà di espressione e di pensiero altrui, ma solo sull’osservanza delle regole deontologiche che l’iscrizione all’Ordine comporta, essendo lo stesso il bene giuridico tutelato dall’esistenza dei Consigli Disciplinari che sono completamente indipendenti dall’Ordine stesso, vengono nominati dal Presidente del Tribunale e riassumono competenze sia giudicanti sia requirenti.

Alla seconda Consiliatura di questo istituto, previsto dal DPR n.137 del 2012, sono emersi alcuni limiti nella gestione dell’attività disiciplinare che abbiamo provveduto a segnalare al Presidente Galimberti: dall’esiguità del numero di consiglieri per una regione come la Lombardia (la nostra attività è completamente gratuita e volontaria) alle limitazioni del complesso sanzionatorio (che ha poca o scarsa incisività sulle conseguenze di uno scorretto approccio deontologico della professione e non prevede una gradualità diversa nelle sospensioni), fino alle difficoltà riscontrate nell’applicazione della legge sulla privacy per la pubblicazione delle nostre sentenze sul sito dell’Ordine.

Nella prassi, abbiamo recepito l’indicazione del Garante della Privacy che ha consigliato la comunicazione sintetica delle decisioni agli esponenti, private della motivazione salvo motivate richieste, e introdotto il concetto di recidiva, sancito da una sentenza della Cassazione (sez. II Civile 27 marzo 2014 n. 7282) relativa alla disciplina degli ordini professionali. Concetto che verrà applicato fin dai prossimi procedimenti e che comporterà un aggravamento delle sanzioni in caso di ripetute violazioni.

In definitiva, pur garantendo un funzionamento abbastanza puntuale della macchina disciplinare, il CDT della Lombardia denuncia alcune carenze strutturali per esiguità del numero di consiglieri rispetto alla mole di lavoro che deve affrontare e di vuoti legislativi relativi alla distribuzione delle sanzioni e al meccanismo che le renda efficaci.

Infine, voglio concludere questa relazione ringraziando non solo tutti i i Consiglieri che prestano volontariamente e con assiduità la loro professionalità per il CDT, ma anche il personale dell’Ordine che ci aiuta e coaudiuva il nostro lavoro, in particolare la signora Anna Contini che svolge l’insostituibile compito di segreteria. E quindi il Presidente Alessandro Galimberti, con il quale funziona un’attiva collaborazione.

Il Presidente del Consiglio di disciplina territoriale
Paolo Colonnello.

 

Relazione di fine mandato (agosto 2017) del presidente Umberto Gragnani

Nell’agosto 2017 si è conclusa l’attività del primo Consiglio di disciplina territoriale presso l’Ordine dei giornalisti della Lombardia.

Come certamente ricorderete l’articolo 8 del Dpr n. 137 del 2012 ha costituito, presso ogni Ordine regionale, i Consigli di disciplina territoriale, cui è stato affidato in via esclusiva il compito di istruzione e di decisione dei procedimenti disciplinari già di competenza dei Consigli Regionali.

In Lombardia il primo Consiglio di disciplina, composto di nove membri, è stato nominato dal Presidente del Tribunale di Milano con decreto del 9 luglio 2013 su una rosa di diciotto giornalisti proposti dal nostro Consiglio  dell’Ordine.

Il Consiglio di disciplina si è riunito, per la prima volta, il 4 settembre 2013.

Ritengo doveroso, quale presidente di questo cessato primo Consiglio, rendere noto quanto è stato fatto, pur nelle difficoltà organizzative di questo nuovo istituto. Dopo l’insediamento del nostro Consiglio di disciplina il Consiglio regionale lombardo ha trasmesso i  fascicoli dei procedimenti disciplinari, che erano già aperti, con questa cadenza: il 18 settembre 2013 ci sono pervenuti i primi 5 fascicoli e poi altri 23 il  7 ottobre. E a seguire ci sono stati trasmessi:  13 fascicoli il 7 novembre;  5 il 20 novembre; 23 il 4 dicembre.

Nel 2014 ne sono stati trasmessi 19 il 27 febbraio;  22 il 19 marzo;  20 il 12 giugno; 10 il 17 luglio; 8 il 29 luglio; 35 il 20 novembre e 19 il 18 dicembre. Meno di una decina in diverse date intermedie.

I fascicoli, così come pervenuti, sono stati presi in carico, esaminati e assegnati ai singoli Collegi, che sono formati da tre consiglieri, per la loro trattazione: alla fase istruttoria segue la decisione.

Sono stati esaminati 624 esposti e ne sono stati decisi 589, che si sono conclusi con:

n. 383 archiviazioni;

n. 100 con assoluzione dell’incolpato;

n. 29 con la sanzione di avvertimento;

n. 57 con la sanzione della censura;

n. 5 con la sospensione di mesi 2;

n. 2 con la sospensione di mesi 3;

n. 1 con la sospensione di mesi 6;

n. 1 con la sospensione di mesi 12;

n. 1 con la radiazione;

n. 6 trasferiti al Consiglio di disciplina competente per territorio (iscrizione);

n. 4 fascicoli accorpati ad altri procedimenti.

Questo Consiglio lascia al nuovo, che sarà nominato dal Presidente del Tribunale di Milano, su segnalazione dal Consiglio regionale lombardo che uscirà dalle prossime elezioni, 56 esposti non ancora istruiti e 20 esposti che sono sospesi, ai sensi della legge n. 69/1963, in attesa delle decisioni dell’Autorità Giudiziaria.

Le decisioni prese dai Consigli di disciplina territoriale possono essere impugnate avanti al Consiglio di Disciplina Nazionale: i  ricorsi avverso le nostre decisioni sono stati 35 di cui 10 sono stati accolti; 16 sono stati respinti; 4 si sono conclusi con la riduzione della sanzione da censura ad avvertimento; 2 con la riduzione della sanzione da due mesi di sospensione a censura.

Sono ancora da deliberare 3 ricorsi.

I miei ringraziamenti vanno a tutti i componenti del Consiglio di disciplina che hanno prestato la loro attività, che come è noto è del tutto gratuita, con competenza e diligenza, rendendo possibile smaltire l’arretrato che si era formato, per ovvi motivi, nel passaggio dal vecchio sistema sanzionatorio al nuovo.

Desidero, alla fine di questo primo mandato, ringraziare anche  l’Ordine lombardo che, con le sue strutture e con il suo personale, ha supportato il nostro Consiglio di disciplina consentendogli di operare al meglio.

Milano, 27 settembre 2017

Il Presidente del Consiglio di Disciplina Territoriale

Umberto Gragnani