Un nuovo linguaggio contro la violenza sulle donne

È la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ieri, oggi, già non credo domani, si parla di molestie tra mura domestiche, sul lavoro, per strada, di ricatti emotivi ed economici, di femminicidi (108 da inizio anno in Italia).

Come raccontiamo la violenza? Una donna su tre nel corso della vita è vittima di almeno una delle sue forme: fisica, psicologica, dal catcalling allo stalking. Secondo il report di Astraricerche, presentato in Senato dalla Rete antiviolenza del Comune di Milano e Gilead Sciences, il 40% degli uomini non considera violenza schiaffeggiare la partner se lei ha filtrato con un altro. “Crisi di gelosia”, “raptus”, “istinti”: smettiamola con la sciatteria del linguaggio. Le parole sono importanti. E descrivere le donne come soggetti deboli è una condotta figlia della cultura patriarcale, la stessa che alimenta le disuguaglianze e che a suon di frasi fatte nutre stereotipi di genere. Non dite alle donne come vestire, quali strade evitare: dite agli uomini di non picchiare, non stuprare, non uccidere, non violentare, emotivamente e fisicamente.

Le donne non sono una specie protetta. Cambiare la rappresentazione mediatica della violenza è quanto mai urgente. Ripetiamolo tutte, tutti e tutto: gli uomini non sono esonerati. Il problema è (anche) loro.

Ester Castano