Io non sono il mio reato: la libertà «In corso d’Opera»

«Io non sono il mio reato». La frase ritorna spesso, nell’incontro che i giornalisti di In corso d’Opera, detenuti nel carcere di Opera, hanno avuto a marzo con l’Ordine dei giornalisti. L’esperienza con il linguaggio, con il racconto delle loro esperienze, a volte dolorose, della loro visione di quanto accade con il mondo “esterno” torna sempre sullo stesso tema, che in qualche modo [angoscia] gli ospiti del carcere: il pregiudizio.

«Io non sono il mio reato» è un leitmotiv importante, perché mette in gioco la dignità di ogni persona che può sbagliare, e in qualche caso – i racconti sono tanti – sbagliare di nuovo, ma poi si rende conto che qualcosa “là fuori” rischia di travolgere, ingiustamente, anche la luce che c’è in ciascuno di loro. Il lavoro sul linguaggio, a poco alla volta, diventa – nel colloquio con il presidente Riccardo Sorrentino, e i coordinatori della rivista Stefano Natoli, Giuliana Licini, e la psicologa Barbara Rossi, presidente dell’Associazione culturale progetti sviluppo e promozione umana, esperta di biblioterapia, animatrice del Progetto Leggere Libera-mente e direttore editoriale della rivista – un esercizio sul possibile impegno a cui saranno chiamati quando torneranno in libertà: provare non solo a descrivere le cose, ma anche a cambiare la percezione che le persone avranno di loro, invitandole al rispetto.

In corso d’Opera, a lungo curato dal direttore responsabile Renzo Magosso, è una delle più importanti iniziative che nei carceri della Lombardia, e d’Italia cerca di rendere vivo l’impegno a fare davvero dei luoghi di detenzione un luogo di riabilitazione: non solo e semplicemente – per così dire… – attraverso il linguaggio, contrastando la tendenza all’autoreclusione, ma più precisamente attraverso il giornalismo, che si rivela così palestra di libertà della mente ma anche di rispetto, della realtà e della dignità delle persone che la animano. Per questo motivo ha ricevuto a dicembre 2021, un attestato di Civica bemerenza dal Comune di Milano, l’”Ambrogino”.